UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE
SIMBOLOGIA DELLA BOCCA
Cavità attraverso la quale passa il respiro, la parola, il cibo, la bocca è simbolo del soffio dell’anima e della potenza creatrice.
“Il Signore Dio plasmò l'essere umano con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici uno spirito di vita e l'essere umano divenne uno spirito vivente » (Genesi 2,7)
Come sempre accade ogni aspetto positivo in un simbolo, implica un rovescio. La forza capace di costruire, animare può anche distruggere, uccidere, sconvolgere, abbattere.
Nell’iconografia universale è rappresentata sia dalle fauci del mostro che dalle labbra dell’angelo; è la porta degli inferi o quella del paradiso.
Presso gli egizi esisteva un rito, chiamato “apertura della bocca” praticato dopo la morte, il giorno del funerale.
Questo rito era destinato a rendere tutti gli organi del defunto atti a compiere la loro nuova funzione. Il sacerdote a ciò qualificato, tocca due volte il viso del defunto con una piccola accetta e una volta con un coltello o con delle pinze, poi apre la bocca con un bulino (strumento per incidere) e con un dito d’oro.. Questa cerimonia garantisce al morto la facoltà di proferire la Verità, di giustificarsi davanti al tribunale degli dei e di ricevere la nuova vita. Un disco solare posto sulla bocca, rivela che la stessa vita del dio Sole, Râ, è condivisa dal defunto ed egli ormai è pronto a ricevere il nutrimento celeste.
Esistevano società segrete nelle quali le cerimonie d’iniziazione religiosa richiedevano che il postulante fosse all’inizio imbavagliato in presenza dei dignitari; il pontefice gli toglieva il bavaglio solo quando aveva superato con successo le prime prove. La cerimonia della chiusura della bocca era il simbolo dell’obbligo di rispettare rigorosamente La legge dell’Arcano (del segreto), di non aprire la bocca se non previa autorizzazione della società, di diffondere soltanto il retto insegnamento ricevuto dalla bocca dei maestri.
Questo grande volto maschile barbato in cui occhi, naso e bocca sono forati, era probabilmente un tombino della Cloaca Massima, una delle fogne più grandi di tutta Roma. La scultura risale al I secolo, ha un diametro di 1,75 m e pesa circa 1300 Kg. Il mascherone è molto noto, si suppone che sia questo l'oggetto citato nei primi Mirabilia Urbis Romae, una guida medievale per pellegrini, dove alla bocca viene assegnato il potere di formulare oracoli.
Nel medioevo si fa strada la leggenda che Virgilio fece costruire la Bocca della Verità per sciogliere i dubbi sulla fedeltà di mariti e mogli.
Questo mascherone rappresenta lo specchio della coscienza.
Notando che in molte tradizioni la bocca e il fuoco sono associati:
C.G. Jung vede un nesso e un rapporto profondo tra bocca e fuoco, con il duplice aspetto di creazione e distruzione.
La bocca come organo della parola che simboleggia un elevato grado di coscienza e di creazione e la bocca come capacità distruttiva, confusiva annientatrice.
La bocca disegna due curve: una corrisponde al mondo dell’alto con la parte superiore del palato, l’altra al mondo del basso con la mascella inferiore. Essa è quindi il punto di partenza o di convergenza di due direzioni, è il simbolo dell’origine dei contrasti, dei contrari, delle ambiguità.
Durand posiziona la bocca tra i simboli dell’inversione (discesa), sentiero difficile di meandri e labirinti che lasciano presentire le immagini angosciose dell’abisso, della gola e della voragine.
L’immaginazione della discesa, i sogni che hanno a che fare con la discesa, necessitano di corazze, accompagnamento di un mentore, perché la discesa rischia in ogni istante di confondersi e trasformarsi in caduta. Ci si protegge per penetrare. La discesa è legata all’intimità digestiva, al gesto di deglutizione, a cui si associa un calore termico. Attraverso il calore tutto è profondo. Durand associa la bocca ad una cavità, alla vagina calda, scura e umida. Il rischio della caduta è quello morale e sessuale.
RACCONTO DI PERRAULT
“LE FATE”
La bocca come simbolo duale e diaretico di premio e punizione. Ricompense come punizioni sfuggono dalla bocca. Gli oggetti della punizione sono rettili o rospi o serpenti o escrementi, la ricompensa si manifesta attraverso un “vomito” di ricchezze: soccida, oro, pietre preziose, pezzi di moneta, vestiti e ricchi abiti.
C’era una volta una vedova che aveva due figliole. La maggiore somigliava tanto alla mamma, nei lineamenti e nel carattere che, chi vedeva lei, vedeva il ritratto della madre. Tutte e due erano talmente antipatiche e così gonfie di superbia, che nessuno le voleva avvicinare. Viverci insieme, poi, era addirittura impossibile.
La figlia più piccola, invece, per la dolcezza dei modi e per la bontà del cuore era tutta il ritratto del suo babbo... ed era anche una delle più belle ragazze che si siano mai vedute. E naturalmente, poiché ogni simile ama il suo simile, quella madre andava pazza per la figlia maggiore e sentiva per quell’altra un’avversione, una ripugnanza spaventosa, la faceva mangiare in cucina, e tutte le fatiche e i servizi di casa toccavano a lei! Fra le altre cose bisognava che quella povera ragazza andasse due volte al giorno, per attingere acqua, a una fontana distante più di un miglio e mezzo, e ne riportasse a casa una gran brocca piena.
Un giorno, mentre stava appunto lì alla fonte, le apparve accanto una povera vecchia che la pregò per carità di darle da bere. «Ma volentieri, nonnina mia», rispose la bella fanciulla.
«Aspettate; vi risciacquo la brocca...»
E subito dette alla brocca una bella risciacquata, la riempì di acqua fresca e gliela presentò sostenendola in alto con le mani affinché la vecchierella potesse bere più comodamente.
Quand’ebbe bevuto, disse la nonnina: «Tu sei tanto bella quanto buona e tanto per bene, figliola mia, che non posso fare a meno di lasciarti un dono».
Quella era una Fata, che aveva preso la forma di una povera vecchia di campagna per vedere fin dove arrivava la bontà della giovinetta.
E così continuò: «Il mio dono è che a ogni parola che pronuncerai ti esca di bocca o un fiore o una pietra preziosa».
La ragazza arrivò a casa con la brocca piena qualche minuto più tardi e la mamma la sgridò per quel piccolo ritardo.
«Mamma, abbi pazienza, ti domando scusa», disse la figliola tutta avvilita… e intanto che parlava le uscirono di bocca due rose, due perle e due brillanti grossi.
«Ma che roba è questa!», esclamò la madre stupefatta. «Sbaglio, o dalla tua bocca escono perle e brillanti? … Come mai, figlia mia?»
Era la prima volta in tutta la sua vita che la chiamava con quel nome affettuoso. La fanciulla raccontò ingenuamente quel che le era accaduto alla fontana, e durante il racconto figuratevi i rubini e i topazi che le caddero giù dalle labbra.
«Oh! Che fortuna», disse la madre. «Bisogna che ci mandi subito anche Francesca. Senti, Cecchina, guarda che cosa esce dalla bocca di tua sorella quando parla. Ti piacerebbe avere anche per te lo stesso dono? Basta che tu vada a prendere l’acqua alla fonte e se una vecchia ti chiede da bere, daglielo con buona maniera.»
«E ci mancherebbe altro!», rispose quella sgarbata. «Andare alla fontana ora!»
«Ti dico di andarci… e subito!», gridò la mamma.
Cecchina brontolò, brontolò, ma brontolando si avviò, portando con sé la più bella fiasca d’argento che ci fosse in casa.
Appena arrivata alla fonte, ecco apparire una gran signora vestita magnificamente, che le chiese un sorso d’acqua. Era la medesima
Fata apparsa poco prima alla sorella, ma aveva preso l’aspetto e l’abbigliamento d’una principessa, per vedere fino a qual punto giungeva la maleducazione di quella pettegola.
«Ma sta a vedere», rispose la superba insolente, «che son venuta qui per dar da bere a voi! … Sicuro! … Per abbeverare Sua Signoria, non per altro! … Guardi… se ha sete, la fonte eccola lì.»
«Avete poca educazione, ragazza», rispose la Fata senza scomporsi, «e giacché siete così sgarbata, vi do per dono che a ogni parola pronunciata da voi, vi esca di bocca un rospo o un serpente.»
Appena la mamma la vide tornare da lontano, le gridò a piena gola: «Dunque, Cecchina, com’è andata?».
«Non mi seccare, mamma!», replicò la sgarbatona e sputò due vipere e due rospacci.
«O Dio!... Che vedo!», esclamò la madre. «La colpa deve essere tutta di tua sorella, ma me la pagherà...»
E corse da lei per picchiarla. Quella povera figliola fuggì via e andò a rifugiarsi nella foresta vicina.
Il figlio del Re, che ritornava da caccia, la incontrò per un viottolo e, vedendola così bella, le domandò che cosa faceva in quel luogo sola sola e perché piangeva tanto.
«La mamma», disse lei, «m’ha mandato via di casa e mi voleva picchiare...
Il figliolo del Re, che vide uscire da quella bella bocchina cinque o sei perle e altrettanti brillanti, la pregò di raccontare come mai era possibile una cosa tanto meravigliosa.
E la ragazza raccontò per filo e per segno tutto quello che le era accaduto.
Il Principe se ne innamorò subito e, considerando che il dono della Fata valeva più di qualunque grossa dote che potesse avere un’altra donna, la condusse senz’altro al palazzo del Re suo padre e se la sposò.
Quell’altra sorella frattanto si fece talmente odiare da tutti che sua madre stessa la cacciò via di casa, e la disgraziata, dopo aver vagato invano cercando chi acconsentisse a riceverla, si rifugiò nel bosco dimenticata da tutti a vivere di stenti.
PSICOANALISI
La psicoanalisi è una teoria generale della psiche umana e dei processi psichici inconsci, elaborata da Sigmund Freud (1856 – 1939).
La regione anatomica che corrisponde alla bocca ed alle parti circonvicine o ad essa connesse, è detta zona orale.
Oralità per la psicoanalisi si riferisce ad una fase dello sviluppo dell’organizzazione libidica, a una forma di erotismo, a un carattere tipologico.
FASE ORALE
Secondo S. Freud la bocca è la prima zona erogena del corpo nello sviluppo della libido e l’attività di succhiare può essere considerata come un’attività autoerotica. Si forma nei primissimi mesi di vita del bambino e dura approssimativamente fino al secondo anno di età.
Questa fase è caratterizzata da una parte dall’attività di suzione, fonte di piacere e dall’altra dall’introiezione, cioè dall’impossessamento dell’oggetto attraverso l’introduzione orale.
Incorporando gli oggetti il bambino si unisce ad essi e con essi si identifica.
È a questo livello che si esprimono i primi scambi del bambino con la madre, il primo approccio simbolico della relazione madre-bimbo. Per esempio la relazione d’amore verso la madre sarà caratterizzata dai significati: mangiare, essere mangiati. Così l’incorporazione orale comporta simbolicamente tante dimensioni associate: amore, distruzione quindi odio, conservazione dentro di se ed appropriazione delle qualità dell’oggetto di amore. Questa relazione primitiva con gli oggetti si potrebbe qualificare come cannibalismo. Il soggetto si unisce agli oggetti incorporandoli. Del resto in molti riti religiosi l’individuo diviene simile alla divinità che ha mangiato. Accade anche nella nostra religione … cosa avviene con l’eucarestia? La comunione magica di “diventare la stessa sostanza” è operata dall’atto del mangiare. Per questa ragione la fase orale è chiamata da Freud anche cannibalica.
K. Abraham distingue due stadi nella fase orale: il primo di tendenza recettivo-passiva, anteriore all’eruzione dei denti, nel quale non vi è alcun oggetto, ma solo il piacere di succhiare. Il secondo posteriore alla dentizione, che si esprime mordendo gli oggetti e costellando elementi di aggressività o sadismo orale.
EROTISMO ORALE
La soddisfazione orale è un piacere indipendente dalla soddisfazione del bisogno fisiologico.
L’elemento principale dell’erotismo orale è costituito dalla suzione, a proposito della quale Freud scrive “la suzione o il ciucciare, che si presenta già nel poppante e viene proseguita fin negli anni della maturità o può mantenersi tutta la vita, consiste in un contatto di succhiamento ritmicamente ripetuto con la bocca (le labbra)., nel quale o scopo dell’assunzione del cibo è escluso. Una parte delle labbra, la lingua, un qualsiasi altro punto raggiungibile della pelle, persino l’alluce, vengono presi per oggetto sul quale si esegue il succhiamento. Il succhiare con delizia è collegato ad un completo assorbimento dell’attenzione e produce o l’assopimento o anche una reazione motoria, una specie di orgasmo. Non di rado il succhiare con delizia si combina ad un contatto di sfregamento di certe parti sensibili del corpo, il petto, i genitali esterni. Su questa via, molti bambini giungono dalla suzione alla masturbazione. Il carattere più clamoroso e da sottolineare in questa attività sessuale è che la pulsione non si dirige verso altre persone, ma si soddisfa sul proprio corpo, è “autoerotica”. Da principio, il soddisfacimento della zona erogena era associato al soddisfacimento del bisogno di nutrizione. L’attività sessuale si appoggia in primo luogo a una delle funzioni che servono alla conservazione della vita, e solo in seguito se ne rende indipendente.
Il bisogno di ripetere il soddisfacimento sessuale viene diviso dal bisogno dell’assunzione di cibo; questa scissione è inevitabile quando spuntano i denti e il nutrimento non viene più esclusivamente succhiato ma masticato.
Il bambino per succhiare non si serve di un oggetto estraneo, bensì piuttosto di un punto della propria pelle, perché questo è per lui più comodo, perché ciò lo rende indipendente dal mondo esterno che egli non è ancora capace di dominare e perché in tal modo si crea, per così dire, una seconda zona erogena, sebbene di minor valore. Il minor valore di questa seconda zona sarà poi l’occasione di cercare le parti corrispondenti, le labbra, di un'altra persona. “Peccato che io non possa baciarmi” sembra dire.
CARATTERE ORALE
Secondo O. Fenichel, tutto l’accento positivo o negativo nel prendere o nel ricevere indica un’origine orale.
Una soddisfazione orale insolitamente pronunciata risulta in una rimarchevole sicurezza di sé stessi e in un ottimismo, i quali possono persistere tutta la vita, qualora la delusione seguente questa soddisfazione non abbia creato uno stato di vendicatività, accoppiato ad un esigere continuo.
Un’eccessiva privazione orale, d’altra parte, determina un atteggiamento pessimistico (depressivo) o sadico che pretende una riparazione. Se una persona rimane fissata al mondo dei desideri orali, presenterà nel suo comportamento generale, un’avversione ad avere cura di se stessa e chiederà agli altri di curarsi di lei.
In conformità agli scopi contrastanti dei due sottostadi dell’erotismo orale (piacere o aggressività/sadismo), questa richiesta può esprimersi tramite una estrema passività o tramite un comportamento sadico-orale altamente attivo.
Le tendenze sadico – orali hanno un carattere simile al vampirismo; persone di questo tipo chiedono ed esigono sempre molto, non abbandonano il loro oggetto e si attaccano per “succhiamento”.
Il comportamento di persone con caratteristiche orali mostra spesso segni di identificazione con l’oggetto dal quale vogliono essere nutrite. Certe persone agiscono come nutrici nei rapporti con tutti i loro oggetti; sono sempre generose e colmano tutti di regali ed aiuti o in modo molto altruistico e genuino oppure, al contrario, in maniera molto seccante. Il loro atteggiamento ha il significato di un gesto magico: poiché ti copro d’amore, voglio venire coperto di amore anche io.
Altre persone mancano completamente di generosità, e non danno mai nulla agli altri, un atteggiamento che ha le sue radici in una identificazione con la madre che li disilluse. Il loro è infatti un atteggiamento di rivendicazione “non ho avuto quanto volevo e non darò agli altri quello che essi vogliono”.
L’invidia insorge quando il bambino non riceve abbastanza nutrimento.
Il primo oggetto di invidia è il seno perché per il bambino possiede tutto ciò che egli desidera, ha una quantità illimitata di latte e di amore ma che lo tiene per suo godimento.
L’invidia è un sentimento di rabbia e di sadismo verso qualcuno che possiede qualcosa che desideriamo e di cui gode. È una forza distruttiva. L’invidioso è anche avido.
In ogni modo è attraverso la bocca che il bambino prende i primi contatti con il mondo esterno. A partire da queste prime esperienze, la personalità può organizzarsi seguendo certi tratti di carattere: avidità, desiderio di soddisfazione immediata, ma anche dipendenza. Questo carattere orale sembrerebbe inoltre essere alla base di molti comportamenti etilistici e nelle tossicodipendenze.
Dopo questa iniziale illusione gratificante del seno buono, che nutre con un latte caldo e dolce che ci rassicura, coccola e fa crescere dandoci piacere, ecco la seconda separazione, più o meno dolorosa, lo svezzamento. In tale periodo al bambino non è ben chiaro perché debba rinunciare ad una fonte di piacere cosi facilmente ottenibile, ed appaiono i primi surrogati sostitutivi. Il ciuccio, il dito, la copertina di LINUS, che via via diventeranno, la cannuccia della penna da masticare, le unghie da distruggere, le sigarette da fumare, il cibo da divorare, il vino, latte amaro che ridà in modo subdolo l’ebrezza dell’antico piacere, dove però non vi è più nessuno che sappia darci il limite. Ed ecco la seduzione inizialmente strisciante e silente dell’alcolismo, che come tutte le dipendenze crea nella mente dell’abusante il pensiero invischiante” tanto mi fermo quando voglio”, ed è proprio in questo pensiero che si riconosce lo schema dell’alibi delle persone che maturano dipendenze.
PSICOSOMATICA
La psicosomatica è una branca della psicologia medica volta a ricercare la connessione tra un disturbo somatico (anche generico) e la sua eziologia spesso di natura psicologica. Il suo presupposto teorico è la considerazione dell'uomo come inscindibile unità psicofisica; tale principio implica che in ogni forma morbosa - e finanche nel trauma accidentale - accanto ai fattori somatici giochino un ruolo anche i fattori psicologici. L’assioma è: il corpo fa ciò che la mente vuole.
Il corpo non mente mai.
Rivela cose che riguardano la sua storia emozionale e i sentimenti più profondi, il suo carattere e la personalità. Di tutte le parti del corpo, nessuna è così direttamente espressiva di una persona come quella complessa unità di strutture che chiamiamo il viso. Proprio come il resto del corpo esprime forme di ritenzione fisse, emozionali o blocchi di energie, così fa il viso. Ad esempio labbra sottili esprimono amarezza, occhi stretti e intensi il sospetto. Il viso viene suddiviso in quattro aree, a cui corrisponde una parte del corpo:
Area 4
Si riferisce alla zona fra le sopracciglia.
Fra le sopracciglia > testa, cervello e ghiandola pineale
Area 2
Comprende il fianco destro della faccia: l’occhio ed il sopracciglio destro, la fronte destra e l’area sopra gli occhi.
Sopracciglia e occhi dx > spalla dx, braccio dx, avambraccio e mano dx
Area 3
Comprende le stesse strutture dell’area due, ma sul fianco sinistro.
Sopracciglia e occhi sx spalla sx, braccio sx, avambraccio e mano sx
Area 1
Comprende le labbra, la mascella e la bocca.
Mascella > bacino
Bocca e labbra > genitali e ano
Pieghe naso labiali > sotto i genitali e l’ano, cosce
Mento > caviglie e piedi
La mascella può essere sviluppata eccessivamente e spinta aggressivamente in avanti. Le espressioni collegate alla mascella comprendono quelle di affermazione, di ottenere quello che si vuole, così come mangiare, che coinvolge aggressivamente il masticare attivamente e mordere. Quando la mascella trattenuta strettamente viene liberata da un profondo massaggio tissuale, vengono spesso sentiti ed espressi sentimenti di rabbia e collera. E’ interessante notare il legame della mascella al bacino; il rilassamento del bacino è accompagnato da emozioni similari. Nella sua funzione sessuale il bacino immobilizzato è un veicolo per la profonda liberazione e autoaffermazione. Il blocco del bacino è associato con la stretta della mascella; da ciò la mascella può essere vista come il bacino della faccia.
La mascella eccessivamente sviluppata si ha quando una persona stringe continuamente i muscoli; questi individui bloccano e costringono la loro carica emozionale. Le mascelle possono stringersi continuamente e causare un eccessivo sviluppo. È indice di estrema aggressività, rabbia, collera, grande determinazione, intraprendenza, tendenza ad accettare ogni sfida.
Alternativamente la mascella può essere sottosviluppata e si fa riferimento ad una mascella debole che è associata ad un individuo incapace di affermazione. Troviamo un individuo caricato in maniera insufficiente. È incapace di prendere ciò che vuole, incapace di metterci i denti o di afferrarlo.
La forma e l’attività della bocca e delle labbra ci dicono moltissimo riguardo ad un individuo. Mangiare troppo o troppo poco, gomma da masticare, rossetto, fumo, pillole di tutti i tipi, parlare eccessivamente, parlare ad alta voce, baciare, bere.
Qualsiasi cosa e tutto è indiscriminatamente spinto nella bocca. Come abbiamo detto questi individui spesso parlano eccessivamente, ad alta voce e in appropriatamente, poiché sono “stonati” con il loro ambiente. Si parla molto perché non si sa come agire e trovare gratificazione.
Caratteristiche orali collegate alla Dipendenza: se un bambino è stato impedito nell’autonomia, svilupperà caratteristiche di dipendenza. In futuro questa dipendenza si può esprimere i tutte le sue forme più patologiche: droghe, sesso, farmaci, gioco, affetti, alcol ...
Caratteristiche orali collegate all’Esperienza di Insicurezza e Disagio: se un bambino è stato minacciato nella sicurezza e nel benessere durante il periodo iniziale di crescita, al fine di rendere l’ambiente sicuro, consistente e favorevole, svilupperà idee idealistiche o infondate, fisse o dogmatiche.
Caratteristiche orali collegate ad una mancanza di Tenerezza, Controllo ed Affetto: se durante il primo stadio di sviluppo il contatto fisico come espressione di affetto e tenerezza è stato danneggiato, l’individuo sperimenta un senso di vuoto. Da adulto tenterà di raggiungere contatto e calore attraverso rapporti sessuali o frenetici o chiudendosi in una forma di timidezza sessuale.
La tendenza verso la chiusura può diventare predominante e l’individuo presenterà caratteristiche che troviamo nel successivo stadio di sviluppo emozionale, detto lo stadio anale. Gli individui presenteranno caratteristiche quali la puntualità, l’autorità, l’ordine, il proprio dovere ogni giorno e l’aggrapparsi alle cose, avari con beni materiali o nel dare se stessi emozionalmente, non osano coinvolgersi, collezionisti di oggetti, non si lasciano coinvolgere e tengono ogni cosa per sé.
Per riassumere, la forma e l’attività della bocca sono una chiara asserzione dell’oralità presente nell’individuo. Durante la fase orale, il normale sviluppo permette che si formino sentimenti di sicurezza che rendono la persona capace di crescere, auto affermarsi e scoprirsi. Quando questo processo è interrotto, il risultato è un sentimento di insicurezza così come una fondamentale incapacità all’azione.
DEGLUTIZIONE FREQUENTE = emozione – qualcosa che non riesco a “mandare giù” -
BALBUZIE: grande insicurezza. Quando si parla velocemente non si è avuta la possibilità di esprimersi tranquillamente; è timore, paura che qualcuno ci tolga la parola.
Ogni parola è talmente piena di aggressività che non può essere espressa, che viene esplosa come se fosse la pallottola della pistola. I livelli più alti della crisi di relazione – comunicazione, portano alle CRISI DI AFONIA. Aggressività introiettata, che si vorrebbe esprimere e non riuscendoci si va nel pre-verbale, con afonia.
BRUXISMO da un punto di vista psicosomatico il digrignare i denti è un tentativo inconscio di scaricare un surplus di tensione psichica, una quota di ansia o aggressività che si è accumulata durante la giornata e che il soggetto tende a non esprimere. Le emozioni sono negate e vengono messe a tacere durante il giorno per poi ripresentarsi in un contesto più controllato e meno pericoloso: il sonno. Chi digrigna i denti tende a rimuginare, ha difficoltà a dire di no, preferisce reprimere la rabbia che prova per paura di esagerare o per non attivare sensi di colpa. Il serrare le mascelle è indice di aggressività trattenuta e durante la notte chi soffre di bruxismo "simula" l'attacco verso i presunti nemici. È anche segnale di aggressività rivolta verso se stessi: per queste persone, infatti, è più accettabile dirigere la rabbia verso il proprio Io che non verso il mondo esterno.
ONICOFAGIA comportamento compulsivo che serva a scaricare ansia. Comportamento autolesionistico; perché mi faccio del male e non del bene? cosa ho fatto per meritare del male e/ una punizione? Ma anche un pasto autocannibalico: mi nutro da me stesso con me stesso; in mancanza di altro nutrimento.
HERPES LABIALE a livello psicologico denota un forte stress (che causa un abbassamento delle difese immunitarie) ma anche un modo inconscio per allontanare il partner.
TEST GRAFICI
L’uso dei disegni e della pittura ha una lunga tradizione nella psicologia clinica che, da sempre, li ha integrati nel colloquio per facilitare al soggetto l’espressione di contenuti emotivamente difficili, per attenuare l’ansia, per rendere più produttivo il rapporto durante il colloquio.
Alcune di queste tecniche basate sulla produzione grafica sono state approfondite, sistematizzate e denominate "test grafici" o “carta e matita” inseriti nella categoria dei metodi proiettivi utilizzati in psicologia clinica come strumento psicodiagnostico.
I test grafici più usati sono:
La bocca nel suo doppio significato alimentare ed erotico, è spesso rivelatrice delle vicende gratificanti o frustranti connesse alla fase orale. L’accentuazione o l’omissione di questa parte del volto nel disegno della figura umana è indice di problemi relativi alla pulsionalità orale sia di tipo affettivo che aggressivo. La bocca rimanda anche alla comunicazione e quindi alla socialità.
Bocca enfatizzata:
Bocca aperta: nei bambini è normale. Negli altri casi indica passività orale, forte dipendenza.
Bocca chiusa: controllo delle pulsioni aggressive di tipo orale.
Bocca chiusa disegnata con una linea sottile, senza sorriso: negazione dei bisogni di dipendenza orale, tendenze depressive.
Bocca disegnata con un segno deciso, come uno sfregio: rabbia, aggressività orale, possibili tendenze sadico-orali e all’ipercritica.
Bocca ad arco di Cupido: sensualità, tendenze narcisistiche o esibizionistiche. Se disegnate da maschi nella figura maschile: tendenze omosessuali, effeminatezza e narcisismo.
Bocca tipo clown: Falso sé – allegria forzata, ricerca di approvazione.
Bocca omessa:
Lingua fuori dalla bocca: a seconda dell’espressione può indicare oralità, disprezzo, dispettosità.
Bocca con i denti: nei bambini in età prescolare è piuttosto normale e a meno che non vengano disegnati da bambini che stanno cambiando i denti; negli altri casi denota aggressività di tipo orale e acting out di tipo aggressivo.
Denti in trasparenza dietro alle labbra: isteria, ritardo mentale, schizofrenia.
Mento prominente:
PSICOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE
È proprio il linguaggio, facoltà complessa, costituita da simboli scritti, orali e gestuali, a rappresentare la modalità privilegiata attraverso cui gli esseri umani possono relazionarsi fra loro.
Il linguaggio è il tramite primario attraverso cui si stabiliscono i rapporti interumani e costituisce un reticolo attraverso cui filtrano la nostra personalità, le speranze e gli obbiettivi di ciascuno.
Nella dinamica degli incontri sociali, il linguaggio, a ben vedere, rappresenta il tramite più diretto ed immediato affinché l’interlocutore possa acquisire informazioni non soltanto sui motivi causali o interazionali dell’incontro, ma anche attorno al carattere dell’oratore, alla sua condizione economico-sociale, all’atteggiamento psicologico e alle sue reazioni emotive.
In realtà il linguaggio non rappresenta l’unico canale attraverso cui si comunica, ma due sono le strategie: un’attività comunicativa di tipo verbale, attraverso la quale l’oratore espone intenzionalmente i fatti e i concetti che ritiene più adeguati allo scopo che si prefigge e un’attività comunicativa di tipo non verbale, che comprende tutto quanto traspare dai gesti, dai movimenti involontari degli occhi e del volto, dalle relative “esclamazioni”, dalle posizioni del corpo assunte nel corso del dialogo e dell’ interazione sociale. Minore è l’importanza della comunicazione verbale.
S’intende per comunicazione non verbale quella comunicazione che comprende la mimica, la prossemica o gestione degli spazi e delle distanze con l’interlocutore, la cinesica o gestione dei propri movimenti gestuali, la paralinguistica (per es. gli uhm! oppure i be!), quest’ultima costituita anche dalle pause, dalle tonalità comunicazionali e quindi dalla musicalità del parlato (prosodia) e in ultimo anche l’espressività emozionale.
Non sempre l’esame della comunicazione non verbale (CNV) fornisce informazioni analoghe a quelle che l’oratore trasmette attraverso il canale verbale; difatti questa seconda modalità di comunicazione, esprime a volte situazioni e pulsioni inconsce contrastanti con quanto il locatore va dicendo e la relativa accurata disamina, ci permetterà di cogliere emozioni, atteggiamenti psicologici e di pensiero che superano il contenuto della comunicazione verbale.
La comunicazione non verbale, che per buona parte viene a realizzarsi al di sotto della nostra percezione cosciente, rappresenta il 65% di tutta la comunicazione umana e viene percepita dall’emisfero cerebrale destro (per i non mancini) prima ancora delle stesse parole, che raggiungono invece l’emisfero celebrale sinistro.
Per quanto riguarda i gesti, forme di comunicazione non verbale sono rappresentate
dai gesti inconsci adattatori o manipolatori sono tutti quei gesti che appresi per primi nell’infanzia, ricompaiono quasi casualmente nella mimica e nella gestica dell’adulto, quando qualcosa dell’ambiente attuale si collega ad una emozione, a una relazione o a quell’ambiente originariamente associato all’apprendimento di quei gesti adattatori. Pertanto non sono intesi a trasmettere intenzionalmente un messaggio e quindi di solito, vengono realizzati al di sotto della percezione cosciente.
Sono distinguibili tre categorie: gli auto – adattatori che hanno a che fare con una parte del corpo che contatta l’altra, gli alter – adattatori che riguardano il dare o il prendere da un'altra persona, i movimenti relativi all’attacco, e i movimenti relativi a richieste di affetto e di intimità e in ultimo gli oggetto – adattatori: movimenti appresi più tardi durante lo sviluppo e possono essere espressi consapevolmente.
I gesti inconsci che riguardano la bocca sono gli auto-adattatori e più precisamente:
asciugarsi le labbra con la lingua e con la mano. A questo movimento talvolta può anche aggiungersi il suono secco dello sbattere la lingua contro il palato. Quest’ ultimo risulta originariamente imparato per togliere gli avanzi di cibo dalla bocca o dalle labbra, dopo un soddisfacente pranzo. Esso può apparire da adulti nel corso di una conversazione, allorquando nessuna cosa è stata mangiata ma la persona si sente abbastanza soddisfatta di qualcosa (detta, vista o fatta) che ha figurativamente o emozionalmente molto apprezzato, per esempio il volto di una donna, o viceversa di un uomo affascinante. Tali sensazioni sono da estendersi a quasi tutti i movimenti della bocca, come ad esempio il “bacio analogico”
il linguino
incluso quello dito-bocca.
Per quanto riguarda il viso e le manifestazioni dell’emozione, è importante sottolineare che è nel volto che si è individuato il primo luogo delle manifestazioni dell’emozione.
Quasi tutti possiamo ricordare casi in cui ci siamo lasciati ingannare completamente dall’espressione del viso di qualcuno. Tuttavia a chiunque è forse capitata anche l’esperienza opposta: accorgersi che le parole dell’interlocutore erano false grazie a un’espressione che ha attraversato il volto.
I sentimenti nascosti possono rendersi visibili in brevissime microespressioni, tipicamente coperte quasi subito da un sorriso. Come pure i microgesti.
La fronte è la sede principale dei movimenti muscolari difficili da falsificare. Gli occhi possono mentire.
Un altro elemento mimico attendibile riguarda la bocca. Uno dei più sicuri indizi di collera è il rimpicciolimento delle labbra: la superficie rossa si riduce senza che le labbra siano risucchiate all’interno o necessariamente premute. Questo movimento è molto difficile da eseguire intenzionalmente e spesso compare quando una persona inizia ad arrabbiarsi, anche prima che se ne renda conto. E’ però un movimento sottile ed anche facile da mascherare con il sorriso.
Tra gli indizi che fanno pensare che un’emozione non sia sincera, troviamo l’asimmetria. In un’espressione facciale asimmetrica, le stesse azioni compaiono nelle due metà del viso, ma sono più intense in una che nell’altra. Sono segni di emozione le espressioni di disprezzo in cui il labbro superiore viene sollevato, serrando completamente uno degli angoli della bocca. L’asimmetria può essere un indizio di menzogna. L’asimmetria è anche collegata alle risposte emotive: lo stirare le labbra all’indietro (paura) è di solito più intenso a destra.
La maggior parte delle espressioni autentiche non sono asimmetriche. Le espressioni di lunga durata sono probabilmente false.
L’azione semplice del muscolo zigmatico maggiore produce il sorriso che si manifesta in caso di autentiche e non controllate emozioni positive. Nessun altro muscolo della parte inferiore della faccia interviene in questo sorriso sentito.
Il sorriso di paura non ha nulla a che fare con emozioni positive, ma a volte da luogo ad equivoci. È prodotto dal muscolo risorio che stira gli angoli della bocca orizzontalmente verso gli orecchi, cosicché le labbra si distendono in una forma rettangolare. La sua azione interviene principalmente nella paura, non nel riso.
Il sorriso di disprezzo è un altro nome improprio, perché non ha molto a che fare con emozioni positive. Implica una contrazione del muscolo agli angoli della bocca, che produce in quella zona un rigonfiamento, spesso una fossetta e una lieve inclinazione verso l’alto degli angoli della bocca.
In un sorriso smorzato, l’individuo prova davvero emozioni positive ma cerca di far credere che siano meno intense di quanto siano in realtà. Lo scopo è attenuare (non sopprimere) l’espressione di emozioni positive, mantenendo la mimica entro certi limiti. Le labbra possono essere premute, gli angoli delle labbra stretti, il labbro inferiore sollevato, gli angoli della bocca abbassati.
Il sorriso triste segnala l’esperienza di emozioni negative. Non è un tentativo di nascondere la propria infelicità, ma piuttosto un accompagnamento mimico. Il sorriso triste è spesso asimmetrico. Può apparire molto simile al sorriso smorzato: le labbra strette, quello inferiore sollevato dal muscolo del mento e gli angoli tirati o abbassati. A differenza del sorriso smorzato non è presente alcun segno di contrazione del muscolo attorno agli occhi, che ha l’effetto di smorzare una gioia sentita.
Il sorriso di Chaplin è un movimento insolito, prodotto da un muscolo che la maggior parte delle persone non è in grado di muovere deliberatamente. Charlie Chaplin sapeva farlo, tanto che questo sorriso, in cui le labbra formano un angolo molto più acuto che nel sorriso normale, era la sua specialità. È un sorriso un po’ sussiegoso, che sorride dell’atto stesso di sorridere.
Il sorriso falso (l’unico che mente) che mira a convincere l’interlocutore che si sta provando un’emozione positiva quando non è vera, è riconoscibile da vari elementi tra cui la maggiore asimmetria rispetto al sorriso sentito, la mancata partecipazione dei muscoli intorno agli occhi e presenza di segni di disgusto (naso arricciato) o disprezzo (angoli della bocca stretti).
Psicologa e psicoterapeuta
Via Leo Gramellini 6/a – 47122 Forlì
Tel. 348 4515160