IL PLAGIO – Capitolo V

“DESCRIZIONE DI UN CASO”

Paragrafo 1. Descrizione generale dei fatti (testuale)

Riporto di seguito in stesura originale il caso clinico descritto dalla terapeuta ad indirizzo psicodinamico che ha seguito la paziente.

La descrizione è desunta dal capitolo Pinkus L. e Dominici M. R. (1999) in “Identità personale e pluralismo religioso nella relazione terapeutica” (pagg. 112 – 115) Aletti M. e Rossi G. (a cura di) Ricerca di sé e trascendenza, Centro Scientifico, Torino.

“Racconterò la storia di S., una giovane donna, di un livello socio – economico elevato, sposata e madre di una bambina di 17 mesi. La famiglia di origine, come pure la famiglia del marito, è di una religiosità che chiamerei ritualistica. Tutti i membri sono assidui nel frequentare la chiesa e nel partecipare a dei gruppi religiosi, anche in qualità di benefattori stimati. Spesso intraprendono pellegrinaggi in santuari famosi in tutto il mondo, compiono donazioni ad istituzioni religiose, quasi per farsi un credito rispetto alle trasgressioni etiche nelle quali muovono la loro quotidianità affettiva, culturale e lavorativa. S., terrorizzata e disperata, mi telefona per essere presa in carico perché, secondo le sue parole, ha abbandonato famiglia e lavoro ed è in preda di forze demoniache”.

Al mio consiglio di rivolgersi ad un esorcista essa rafforza la sua richiesta dicendomi: “ho abbandonato mia figlia di 17 mesi”. L’eco emozionale che mi suscita il grido di aiuto di questa madre disperata, molto più che la suggestione della “presenza demoniaca”, fa sì che le fissi un colloquio per la sera stessa. A tale colloquio viene accompagnata dalla sorella minore, che mi conferma la presenza demoniaca ed i percorsi esasperati da esorcisti, facendo emergere racconti di fughe dal tetto coniugale, denunce da parte del marito, e arresti in aeroporto. Infatti il marito l’aveva denunciata per abbandono del tetto coniugale ed abbandono di minore, avendo essa confessato l’adulterio consumato con una persona recentemente conosciuta in un viaggio. Nel confessare la sua colpa essa mostra al marito libri, oggetti e lettere, consegnatile da quest’uomo: si trattava di oggetti esoterici, presumibilmente destinati a riti occulti o satanici. Così recita il capo V della denuncia presso la Procura di …: “

[…] Ritengo, in ragione di ciò, che il Signor X sia dedito a riti di strana natura: satanici o esoterici e possa avere in tal senso circuito, raggirato o plagiato mia moglie”. Man mano emerge un delirio di gruppo, di due nuclei familiari forti e potenti, che, tutto sommato cercano spiegazione a questo terremoto che ha sconvolto la loro dorata realtà. Decido di riservarmi la presa in carico, dopo avere sentito tutti i personaggi della tribù familiare sui fatti.

Così nel mio piccolo studio mi ritrovo S., il marito ed i rispettivi genitori; mi rendo subito conto che mi trovo di fronte ad un grave caso di plagio e che belzebù centra ben poco, seppure nell’economia vitale del gruppo sarebbe più facile dare la colpa a una forza o potenza soprannaturale. Difatti alla mia ipotesi di plagio cambia l’atteggiamento del gruppo familiare a si guarda S. non più come vittima, ma come colpevole di “peccato”, non preda del demonio, ma squallida donna di facili costumi. Accetto di prendere S. in terapia. Dopo alcuni colloqui (in cui l’anamnesi mi mostra S. come nata da famiglia ricca, con madre rigida ed anaffettiva, tutta chiesa ed “apparire”, essa stessa moglie felice e madre serena, dopo un adolescenza scompigliata), decido e concordo il progetto terapeutico che utilizzerà due tecniche di intervento: Training Autogeno Analitico (T.A.A.) e l’Analisi Immaginativa.

Il T.A.A. è una vera e propria ricostruzione psicosomatica che riconduce il Falso Io all’Io sano, recuperando l’autostima, la capacità di dare risposte adeguate, la reciprocità della relazione, il principio di realtà, la conoscenza di sé e dell’altro da sé e la socializzazione della comunicazione psichica e corporea, la rassicurazione dello scambio con l’altro, attraverso la fiducia del lasciarsi andare, del rilassamento fatto ad occhi chiusi, mentre un’altra persona ti tocca. In questo percorso l’assioma è “se tu ti fidi di me, anch’io posso fidarmi di te e di me stesso”, in sintesi è l’effetto specchio di un Super – io positivo.

Nel T.A.A., con il toccamento, si realizza la memoria corporea primaria, si analizza il trauma, si ripara e si riconduce all’armonia, lasciando all’individuo il proprio terapeuta interiore. Successivamente l’analisi immaginativa, seconda parte del progetto terapeutico, attraverso il trascendere dell’immaginario porta nella dimensione universale della fantasia, dell’impossibile che può divenire possibile e quindi alla visione armonica e olistica delle proprie risorse e potenzialità, prima prigioniere di una scarsa fiducia in sé e dell’altro da sé, o di canoni e modelli di vita percepiti in modo distorto.

Nelle sedute di T.A.A. gradatamente emergono episodi salienti della dipendenza psichica di S. da X., che con capacità suggestiva e con regali – per lei e la bambina -, e con l’abile uso manipolatorio di “programmazione neurolinguistica”, sembra averla “incatenata nell’incantesimo psico-erotico”.

Lui le scriveva lettere d’amore e si dichiarava suo “maestro”, chiamando lei “la sua discepola preferita”. Per questo motivo diceva di riuscire a capire prima di lei le cose: i suoi sentimenti, la sua vera natura e voleva insegnarle, anche attraverso il dono di libri, il significato arcano della loro storia. S., sempre più soggiogata, legge i testi che lui le regala, come L’amore in corpo, La Reincarnazione, Il Necronomicon, libro, che scopre essere scomunicato, perché contiene formule e riti satanici, ma che, secondo la dichiarazione del “maestro”, doveva esprimere il significato particolare attinente alla loro storia.

I momenti di riflessione di S. e la sua capacità critica diminuivano progressivamente e si sottometteva sempre più alle sue richieste, restando soggiogata psichicamente e sessualmente da lui. Utilizzando la suggestione di oroscopi e tarocchi, mediante i quali prevedeva una separazione di S. dal marito e una felice unione colui, X. pretese che lei indossasse sempre uno degli oggetti che lui le aveva regalato. In questa involuzione S. ha rari momenti di coscienza, derivati dal nucleo sano del suo Io che le fanno percepire vagamente il condizionamento. Significativa la confusione fra sacro e profano, in questa personalità sicuramente disancorata da una introiezione profonda della fede, abituata ed educata ad una religione del rito e “dell’apparire”, tanto che giunse alla totale distruzione della sua esperienza religiosa, simulando ed agendo un sacrilegio. Infatti, si trova coinvolta nella dinamica perversa, innescata in modo sincronico dalla famiglia e da X. La famiglia, infatti, non comprende il suo grido di aiuto, quando dice di essere in crisi e il padre le consiglia un soggiorno presso il Santuario di La Verna; X. la convince ad andarci insieme con lui.

Avevano due stanze, ma in realtà dormirono insieme; X. acquistò delle fedi d’oro, le fece benedire da un frate del santuario, durante una messa in suffragio della propria madre, e, sul piazzale del santuario, dopo la benedizione, le fece simulare il matrimonio con il rispettivo scambio delle fedi. Iniziò da quel momento, sempre più frequentemente per S., la percezione che lui si stava sostituendo alla sua volontà; non si sentiva più se stessa e si trovava coinvolta in una situazione in cui vedeva distruggere i propri principi di cui credeva essere profondamente convinta. Emergevano anche risposte psicosomatiche, con sensi di soffocamento ed intolleranza verso X. Al rientro in famiglia la lotta interiore fra “Bene e Male” fa sì che S. racconti tutto al marito, che subito ipotizzò la presenza demoniaca, avendo una fiducia incrollabile nella moglie e nel loro matrimonio. Anche qui, l’elemento di ritualità superficiale e di mentalità magica, fece agire un bisogno purificatorio: presero tutti gli oggetti regalati da X., li misero in un sacco e lo deposero ai piedi della grotta della Madonnina, costruita nel parco della loro villa.

L’inconsistenza dei loro legami religiosi ed affettivi comunque permisero a S. di scegliere, dopo tale confessione, di fuggire con X. Il travaglio conflittuale, durante la fuga fa sì che alle volte S. telefoni ai familiari per riacquistare la loro solidarietà; essa fa ciò di nascosto da X., perché lui insiste nel presentarglieli come suoi carcerieri. Comunque marito e padre, con il ricorso alle forze dell’ordine, la salvano dal “Demonio”. Ed è a questo punto della rapidissima storia, nata solo tre mesi prima, che S., in una confusa intuizione dell’opportunismo che si esprimeva in tutta la dinamica del condizionamento di X. e delle risposte familiari, chiese il mio aiuto.

Difficile e complesso il percorso di rafforzamento dell’Io e di decondizionamento psicosomatico, che permise dopo un ritmo intenso delle 22 sedute di T.A.A., di uscire totalmente da questa spirale psicosomatica e di iniziare la ricostruzione.”

Per maggiori precisazioni, informazioni e chiarimenti si rinvia al fascicolo del procedimento penale n° 825/97-21, della Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Forlì. In questo fascicolo oltre ad emergere numerosi dettagli che nel riassunto del caso clinico non sono presenti, a mio avviso, è fondamentale il riferimento al fatto che il plagiatore riesce a condurre S. da un avvocato per farle firmare un atto di separazione dal marito e la induce, senza però riuscirci, a farle firmare una procura a suo favore a vendere le quote societarie di società di cui S. è intestataria.

 

Paragrafo 2. Analisi critica del caso

La scelta di questo caso, è dovuta principalmente al fatto che ho potuto trovare moltissima documentazione in proposito, cosa assai rara per questo tipo di avvenimenti. Inoltre ciò mi ha permesso di potere fare una disamina abbastanza completa della situazione ante plagio ed intendo riferirmi alla famiglia di origine di S., alla sua situazione personale e al tipo di rapporto di matrimonio con il marito.

Dalla lettura del fascicolo presso la Procura della Repubblica, esaminando il racconto fatto da S., si evince la situazione psicologica, nel senso dei vissuti personali di S. nel periodo in cui il plagio è in corso, nel successivo periodo post plagio e le tecniche usate dal plagiatore. Emergono anche i momenti di presa di realtà e critica di S. verso il plagiatore che ne hanno permesso l’uscita dal plagio.

La famiglia di origine di S. appare centrata soprattutto su elementi di apparenza e di immagine esteriore. Genitori impositivi: hanno lasciato poca autonomia ad S. senza comunicarle affetto, conferme e riconoscimenti che sono sempre mancati. Per sopravvivere S. ha dovuto adeguarsi, cioè vivere di apparenze ed immagine, anche se probabilmente a periodi c’era l’esplosione dell’emozionale e dell’istintuale per compensare quanto sopra.

Dal mio punto di vista, S. ha dovuto comunque dimostrare di essere all’altezza, come se si sentisse in colpa per non avere ricevuto affetto e questo può averla portata ad avere una facciata di donna forte, e ad accollarsi troppe situazioni pesanti, per dimostrare che era degna e che meritava. Non ho sufficienti elementi per definire il matrimonio con il marito, anche se penso sia stato una ricerca ed affermazione di S. e per questo sia stata creata a tutti i costi la famiglia perfetta. Hanno costruito ognuno per motivi propri un rapporto in apparenza bello (Mulino Bianco), saldo, unito, ma mancavano ad entrambi le fondamenta e gli strumenti per farlo progredire concretamente. Non sono stati forniti dalle famiglie di origine che anzi sono state cannibalizzanti ed invadenti ed a poco a poco non ha più retto.

Da alcuni riferimenti a situazioni problematiche lavorative e personali, sia della coppia che delle famiglie di origine, desumo che si sia creata una situazione di stress cronico che possa avere portato ad un mancato accudimento da parte di entrambi.

Presumo che la nascita della figlia, abbia facilitato un ulteriore disequilibrio nel rapporto di coppia, portando i membri alla mancata comunicazione delle proprie esigenze ed aspettative. Il periodo ante plagio, si presenta quindi per S., un periodo con forte condizione di stress psicologico e conseguente abbassamento delle difese immunitarie.

Si era creata una situazione, o meglio S. aveva permesso si creasse una situazione per la quale non aveva il giusto rapporto fra istinti e regole. Ed in questa situazione ha incontrato “casualmente” X durante un volo aereo di ritorno da un viaggio di lavoro all’estero, in cui S. era sola. Penso che X. abbia potuto fare ciò che ha fatto, perché S. era psicologicamente stremata, sfinita, logorata e lui le ha fin dall’inizio fatto credere di essere il maestro che indicava la via della libertà che invece era prigionia, schiavitù e violenza sia psichica che fisica. Inoltre, una volta caduta nel plagio, S. inizialmente ha cercato di fare capire al marito e ad entrambe le famiglie di origine che c’era qualcuno che la voleva, apprezzava, amava e ha vissuto la situazione come rivalsa e rivincita, salvo poi venirne distrutta.

Dall’esame della documentazione in possesso, diverse appaiono le tecniche di plagio operate da X.

Il contatto iniziale avviene in aereo a causa di un posto scambiato e si instaura una conversazione con cadenza suadente e ritmica di parole e intonazione di voce. Anche le modalità espressive inerenti lo sguardo di X., avevano lo scopo di attirare la disponibilità di S. Quindi fin da subito c’è stata possibilità per il plagiatore di avere diverse ore a disposizione in situazione di intimità, per effettuare le prime e decisive manovre di avvicinamento. X. frequentava la città in cui abita S. da alcuni anni per lavoro ed è possibile che avesse già focalizzato l’attenzione sul patrimonio delle due famiglie congiunte.

La relazione avviata tra S. e X., era improntata su una repulsione fisica ma un coinvolgimento mentale fortissimo tant’è che S. ha pensato anche al demonio in quanto sembrava che il signor X. conoscesse sempre in anticipo gusti, emozioni, stati d’animo e pensieri. Il signor X. ha poi iniziato a portare regali a S., quali libri satanici, gioielli di poco valore, indumenti, oggetti esoterici, oroscopi, musica e ha iniziato un bombardamento di lettere. Oltre che a S. anche per la sorella e la figlia di 15 mesi.

Sono poi iniziati riti magici operati dal signor X. in presenza di S. quali sotterramento di oggetti e lettura tarocchi. Suppongo che X. abbia usato tecniche emozionali di condizionamento mentale ed avviato S. verso una dipendenza fisico-psicologica attraverso rinforzi magico-esoterici che spesso fanno cadere i poteri di critica obbiettiva. Inoltre i rinforzi di tipo magico-esoterico o comunque i rituali, possono accentuare tutta la dinamica emozionale della persona plagiata e provocare una sindrome da dipendenza che si accentuerà sempre più se il plagiatore riesce a offuscare i problemi di vita quotidiana sostituendoli dal miraggio di altri obbiettivi ben più gratificanti. Spesso chi è oggetto di questa “love bomb” finisce per credere di vivere condizioni più gratificanti di quelle passate.

Dal mio punto di vista X. ha fatto leva su minime o grandi fratture tra S. e il coniuge, prospettando la risoluzione immediata dei loro problemi e una condizione futura molto più accettabile della routine quotidiana.

Ne è nato da parte di S. un progressivo allontanamento dalla famiglia, seguito da un insofferenza insostenibile, mancato interesse nel lavoro nonché suggestioni di morte del coniuge e pensieri suicidogeni. S. si reca poi qualche giorno in un Santuario e li viene raggiunta da X. che durante quel periodo attua il rito dello scambio delle fedi fatte benedire dal frate e propone con insistenza a S. la fuga insieme, che verrà poi attuata.

Quindi ne deduco una progressiva e lenta deresponsabilizzazione che opera X. nei confronti di S. , allontanandola dai valori individuali tradizionali per avviarla verso i valori del “maestro”, ovvero quelli di X. Durante i tre giorni in cui si allontana da casa, S. mantiene il contatto telefonico con la propria famiglia e venuta a conoscenza di alcuni familiari di X., nonché del suo ambiente di lavoro, cominciano a scattare i primi campanelli di allarme. A seguito della denuncia del marito a S. per violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 C.P.), e a X. per circonvenzione di persone incapaci (art. 643 C.P.), S. viene portata da X. presso un avvocato da lui conosciuto e da un semplice appuntamento per un consulto S. si trova a stilare una separazione giudiziale nonché una bozza di vendita di quote sociali di sua proprietà, con chiara manipolazione del pensiero e della volontà. E’ importante notare che dopo la tecnica del bombardamento d’amore, dei rituali, e dell’isolamento dalla famiglia, X. si sta preparando all’obbiettivo di eliminare tutti i legami familiari e depauperare S. dei propri beni materiali. Così facendo S. sarebbe rimasta in suo totale “potere”.

Attribuisco a momenti di critica e lucidità la mancata firma di S. alla procura a vendere le sue quote societarie.

Viene poi programmato un viaggio all’estero assieme a X. ma all’aeroporto, dopo varie telefonate con i familiari, S. accetta di fare intervenire i Carabinieri per non partire. Viene poi raggiunta dai familiari che la riconducono a casa. A mio avviso è stata fondamentale, oltre ai rari momenti di presa di coscienza di S. la vicinanza dei familiari che hanno mantenuto il contatto con S.. Anche se non si sono resi conto di ciò che stava succedendo, in quanto hanno pensato a forze demoniache, comunque non hanno avuto un atteggiamento di chiusura e di condanna. S. a causa dell’isolamento e del restringimento della socializzazione a cui è stata sottoposta da X., in stato di grave confusione mentale, depressivo – suicidogena, chiede l’aiuto di un terapeuta ed effettua la scelta di iniziare la cura psicoterapica.

Durante il periodo “post plagio”, anche avendo constatato con la psicoterapeuta il plagio, S. non riesce ad evitare contatti telefonici ed incontri con X. per diverso tempo ancora. Successivamente segue la psicoterapeuta che partecipa ad un congresso e viene raggiunta da X., che si fa trovare la mattina stessa del suo arrivo sotto il suo albergo e quindi S. decide di presentarlo alla psicoterapeuta. In quell’occasione X. minaccia S. e per la prima volta da quando lo conosce S. ha anche forte paura fisica per la propria incolumità e quella della figlia. Si nota che, quando comincia a declinare la grandiosità della “scelta forzata” che il plagiatore promuove, ovvero quando comincia a perdere potere sulla vittima, subentrano minacce e ricatti che possono deprimere ancora di più la volontà del plagiato e fare scattare sensi di colpa, angosce, vissuti di paura e terrore. Questi sono tutti fenomeni di manipolazione che potrebbero spingere verso una dipendenza ancora più accentuata tipo ostaggio / carceriere.

La cura psicoterapica di S. per i primi tre mesi è stato un difficile e complesso percorso di rafforzamento dell’Io e di decondizionamento psicosomatico, che ha permesso dopo un ritmo intenso delle 22 sedute di T.A.A., di uscire totalmente dalla spirale del plagio e di iniziare la ricostruzione.S. inizia poi un percorso di Analisi Immaginativa per capire e risolvere i motivi per i quali è stato possibile quello che è accaduto.

Molte volte è questa la fase più delicata, in cui dopo l’uscita dall’emergenza, i familiari si aspettano riconoscenza per avere salvato la vittima e non accettano una loro eventuale responsabilità nell’accaduto.

Nel caso di S. sicuramente era più comodo credere al “diavolo” perché avrebbe deresponsabilizzato tutti, S. compresa.

Mi sembra ci sia l’aspettativa che avendo tanto aiutato S. nel momento dell’ emergenza, ora S. deve compensare ciò con un atteggiamento di riconoscenza che prevede fare tornare tutto bello ed a posto.

Io credo che X. abbia rappresentato per S. un oggetto o fantasia oggetto che compensava il suo disagio, il conflitto tra dovere e piacere, tra regole ed istinto, tra razionale ed emozionale.Inoltre l’uscita dal plagio è stata lenta in quanto ammettere per S. di essere stata trattata come oggetto da X. e non amata come persona, è una ferita narcisistica alla sua autostima ed orgoglio.

Riassumendo la vicenda, dal mio punto di vista S. viveva secondo le regole genitoriale e non secondo le sue e questo non le permetteva di sentire un reale legame di appartenenza. Infatti poca era l’autonomia e molte le imposizioni, a volte neanche dichiarate, di una vita preordinata e dorata.

Nel matrimonio, S. ha considerato il marito e la figlia l’unico legame indissolubile e l’unica appartenenza, dovuto anche al fatto che le famiglie d’origine di entrambi approvavano questa loro unione. E’ come se fino al plagio S. vivesse sotto le direttive del Super Io, inteso come regole genitoriale.

A seguito del procrastinarsi della situazione e di una serie di eventi stressanti, le difese immunitarie a livello psicologico si sono abbassate. L’incontro con X. con S. e il suo tentativo di plagiarla hanno determinato la riduzione dei processi razionali di comprensione della situazione a vantaggio di risposte di tipo istintivo.

Probabilmente mentre il marito rappresentava le regole, il razionale e il dovere, X. invece rappresentava l’istinto, la trasgressione ed il piacere. E S. ha vissuto con ribellione e senso di fuga verso la libertà la situazione familiare, che inconsciamente era diventata opprimente, cadendo vittima di una prigionia ben peggiore.

In ultimo è stato il conflitto tra regole e istinti, fra razionale e istintuale che ha reso possibile i momenti di presa di coscienza per farsi aiutare ad uscire dalla situazione insostenibile che stava vivendo.

Penso che ogni essere umano abbia una parte debole ed una forte; in questo caso S. ha dimostrato la sua parte debole nel plagio e la sua parte forte nella presa di coscienza. X. la sua parte forte nell’attuare il plagio e la sua parte debole nell’irruenza, nell’impetuosità, nel forzare le situazioni, nel non sapere attendere.


Psicologa e psicoterapeuta

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