Di seguito illustro la mia visione del rapporto genitori – bambini.
Un bambino viene prima di tutto e tutti.
E’ necessario stare in ascolto silenzioso ed attento delle sue esigenze ed aspettative.
E’ necessaria la massima disponibilità che non è altro che dare tanto affetto ed amore unito ad altrettanta libertà ed autonomia.
E’ bene trattarli sempre con il massimo rispetto che si riserva ad un adulto ed anziché vietare le cose, cercare di responsabilizzarli.
Questo significa spiegare con la verità il motivo di tutto e lasciare che decidano loro come e cosa fare, vietando, sempre dopo averglielo spiegato, solamente quello che potrebbe attentare seriamente alla loro incolumità.
Amare ed educare significa anche e soprattutto lasciarli fare le loro esperienze anche se sbagliano o anche se non si condivide, sempre che non si mettano in grave pericolo.
Se i bambini sentono che c’è un rapporto paritario e sincero, avranno fiducia e quindi prenderanno sempre più in seria considerazione quello che gli si dice.
Questo non è un atteggiamento facile; è molto più difficile anche se così non viene giudicato: non è viziarli.
Sarebbe molto più facile, comodo, meno sofferente e più egoistico imporre la propria esperienza o le cosiddette “regole” ma non li aiuterebbe a crescere.
Bisogna chiedersi sempre il perché di quando fanno una cosa o tengono un atteggiamento, soprattutto se negativo, e partire dal presupposto che loro hanno sempre una buona ragione per fare ciò che fanno e che credono di essere sempre nel giusto, cioè in buona fede (perché a differenza degli adulti, i bambini non conoscono la cattiveria o la malafede) e quindi bisogna trovare una risposta adeguata a questi eventuali loro disagi.
I loro “capricci”, il solo modo che conoscono per richiamare l’attenzione su qualcosa che non va, sono solo una manifestazione del disagio che provano e che quasi sempre non è causato da loro stessi.
Punirli o farli sentire in colpa serve solo ad aumentare il senso di frustrazione e di disagio che stanno esternando con un capriccio, invece di aiutarli a risolvere il loro problema, cioè di aiutarli a crescere e quindi educarli.
Educare non è reprimere e non è punire.
Stare con un bambino è un continuo atto di generosità senza pensare di ricevere mai nulla in cambio che non sia leggere amore, gioia, autonomia, rispetto, serenità e fiducia (in primo luogo verso se stesso) nei suoi occhi, nel suo cuore, anima e cervello.
E’ un lavoro che si costruisce dalla nascita ed anche prima nel ventre minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, settimane, mesi ed anni ma alla fine è certo che di conseguenza tutto quello che hai dato matematicamente ti tornerà indietro a specchio.
E in ultimo è solo esclusivamente con l’esempio che si insegna ad un bambino e non con le parole.
Per esempio intendo dire che i bambini sentono e vedono prima di noi come è il nostro reale modo di vivere, quello che abbiamo dentro e non di facciata.
La percezione istintiva di un bambino è infallibile e quindi non bisogna pretendere niente di più di quello che gli si insegna o trasmette, perché significa non avergli dato gli strumenti adeguati.
Se si entra anche minimamente in questo ordine di idee è una gioia stare con i propri bambini ed un arricchimento interiore.
Psicologa e psicoterapeuta
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