La vergogna impedisce qualsiasi forma di affetto. Anche quello verso se stessi, oltre che quello verso gli altri. La definizione di VITTIMA è chi subisce un danno o dagli altri o da se stesso. Se non ti ami, ti danneggi e subisci un danno. Chi si vergogna quindi è vittima di se stesso.
La vergogna è un emozione. È un segnale del fatto che si è subita o che si sta per subire un umiliazione. Che è stato svelato agli altri e/o a se stessi, ciò che si è e non ci si aspettava che fosse svelato, e una reazione a questo evento. La caduta della stima degli altri si accompagna inevitabilmente ad una caduta dell’autostima.
Reazioni della vergogna:
il rossore, impallidire, rodere allo stomaco, sobbalzare, svenire, girare la testa, sentirsi tesi, imbottigliati dentro, un aumento dell’eccitazione sessuale.
Postura della vergogna:
chinare il capo (atto di sottomissione), curvarsi, guardare in basso, evitare di guardare l’altro. Non guardare per non essere guardati.
Fantasie di poter sparire, nascondersi, farsi piccoli o sprofondare. Raramente si fugge ma si sta lì come paralizzati. Ci si sente scoperti e spogliati. Senso di disorientamento, di confusione, di sconcerto.
Ci si può vergognare di qualunque cosa: dei propri e degli altrui difetti, perfino delle lodi, della propria vergogna e di quella degli altri.
Non ci vergogna solo per un evento già accaduto o in atto, ma anche per un evento anticipato o incombente.
Il contrario della vergogna è l’orgoglio. Sono entrambi segnali che l’amor proprio è stato ferito o che è stato esaltato. Connessi ad umiliazione e trionfo.
Chi prova vergogna non vuole o non sa analizzarne le ragioni. Non è facilmente identificabile proprio da chi la prova.
Le condizioni della vergogna
La vergogna è in relazione ad una umiliazione ricevuta. Ci possono essere diverse forme di umiliazione:
1) la disconferma o la delusione di un aspettativa di attenzione da parte degli altri, come ad esempio rivolgere una domanda e non avere risposta; “Ci sono per gli altri? Ci sono io?” vissuti peggiori dei seguenti due.
2) la disconferma o la delusione di un aspettativa di approvazione da parte degli altri, inteso non come farsi ammirare bensì come essere all’altezza., mostrarsi come gli altri. Includiamo anche la manifestazione di sfiducia. “Quanto valgo?”
3) La disconferma o la delusione di un aspettativa di ammirazione, si tratta dei casi di seduzione non riuscita, come ad esempio il ragazzo che corteggia una ragazza e viene rifiutato, il cantante che stecca, il comico che non fa ridere. Si desidera mostrarsi superiori agli altri. “Quanto valgo?”
Queste tre forme di UMILIAZIONE sono una DISCONFERMA ad una PRETESA DI ASPETTATIVA DI RISPETTO, di attenzione, approvazione e ammirazione. Ci si vergogna non perché si è inferiori o imperfetti ma perché si era dichiarato agli altri o a se stessi (si è convinti) di non esserlo e invece si appare tali. Ci si vergogna quindi quando non si riesce a farsi vedere capaci e si è quindi visti incapaci di corrispondere alle proprie ed alle altrui aspettative. La PERSONA NON RIESCE A MOSTRARE CIÒ CHE VORREBBE, contrariamente alla sua pretesa di attenzione, approvazione e ammirazione e viene SMASCHERATA.
Oppure una persona NON RIESCE A NASCONDERE QUALCOSA DI SÉ che non è stato dichiarato, come ad esempio un difetto fisico tenuto nascosto (parrucchino e calvizie) ; si tratta quindi di una esposizione non voluta. La persona viene SMASCHERATA rispetto non alla presentazione di sé, ma al nascondimento di sé = UMILIAZIONE E VERGOGNA DA SVELAMENTO. Ovvero lo svelamento di qualcosa che si voleva tenere segreto solo per sé. In contenuto che quasi inevitabilmente si cerca di proteggere dall’esposizione sono: difetti - inferiorità psichiche, mentali, sociali – manifestazioni del desiderio, del piacere, delle emozioni (ad esempio ci si vergogna di vergognarsi) dei sentimenti quando non siano controllati. In ultimo c’è la vergogna sessuale: ad essere visti o meglio sorpresi (anche dal proprio partner) in comportamenti erotici, nella propria nudità, nell’esercizio di funzioni corporali “sporche” (defecare, urinare), la vergogna mestruale. Ciò che si fa vedere all’altro è il lasciarsi andare ai bisogni fisiologici, a desideri che coinvolgono il corpo, e si appare non più controllati, diversi da come si vuole apparire o da come gli altri ci credano.
C’è però indubbiamente una VERGOGNA DI GUARDARE E DI VEDERE. Come ad esempio il Voyeur che viene scoperto, che si vergogna di essere visto guardare ma non si vergogna di guardare. L’umiliazione connessa con il guardare è quella di essere visti guardare.
SE LA PERSONA NON HA PREOCCUPAZIONI DI IDENTITA’ NON C’È SPAZIO PER LA VERGOGNA.
Connessioni con la vergogna
Psicologa e psicoterapeuta
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